Barometro furti. Al top in classifica profumi e make-up

Autore: Lucia Preziosi

Profumi, ma anche mascara, eyeliner e ombretti. Preferibilmente di marca. Sono i prodotti che hanno subìto negli ultimi mesi i maggiori incrementi di furti e taccheggi. Un fenomeno mondiale, che ha registrato nel retail un incremento del 6.6%, il dato più alto dal 2007. E il fenomeno in Italia è ancora più pesante...


Barometro furtiIl 2011 è stato l’anno record dei furti. Frodi da parte di dipendenti e fornitori, taccheggi, errori amministrativi sono costati al settore retail 88,878 miliardi di euro (equivalente all’1,45% delle vendite) e una differenza inventariale del 6.6%: la percentuale più alta registrata dal 2007 ad oggi. Emerge dal Barometro Mondiale dei Furti nel Retail, uno studio condotto in 43 paesi del mondo dal Centre for Retail Research e patrocinato da Checkpoint Systems. Il settore più colpito? Moda e accessori (1,87%), seguito da Health & Beauty (1,79%). La classifica dei prodotti più rubati vede al primo posto gli accessori firmati, i prodotti hitech e i profumi, tutti facilmente rivendibili sul mercato nero. A subire però i maggiori incrementi rispetto al 2010 sono stati gli articoli per la cosmesi come mascara, eyeliner e ombretti, aumentati del 30%.

Il 43,2% dei furti è da attribuirsi ai clienti - compresi taccheggio e criminalità organizzata - con un incremento rispetto al 2010 del 13,4%, mentre i dipendenti disonesti risultano responsabili di perdite per 31,080 miliardi di euro, un valore che corrisponde al 35% delle differenze inventariali a livello globale.

Per quanto riguarda i sistemi di prevenzione, se globalmente le spese per la sicurezza crescono del 5,6% rispetto al 2010, non è così per l’Europa dove si registra addirittura una contrazione del 6,25%. Così lo spiega Farrokh Abadi, Shrink Management Solutions President di Checkpoint Systems: “A causa dell’arresto della crescita economica, già in atto lo scorso anno, i retalier non hanno aumentato gli investimenti destinati alle attrezzature alla pari di quanto hanno invece fatto per il resto delle spese destinate alla prevenzione delle perdite”. E infatti, i retailer che hanno contrastato con più efficacia le differenze inventariali sono quelli che, per prevenire i furti, hanno investito su soluzioni complete.

Barometro furtiE l’Italia sta peggio!


Se possibile, da noi il fenomeno è ancora più grave. Sarà tutta colpa della crisi economica e dell’aumento della disoccupazione, ma il nostro Paese ha registrato una perdita superiore a quella della media europea e mondiale: 3,5 miliardi di euro, con una crescita del 7%. Sono cresciuti i furti ad opera dei dipendenti, che sono passati dal 25% del 2010 al 25,9% del 2011, ma pure quelli cosiddetti “esterni”: il 52,7% dei taccheggi viene compiuto da bande organizzate o ladri non professionisti. Indubbiamente, un valore molto più alto rispetto al trend europeo e mondiale.

“La criminalità nel retail costa in media alle famiglie dei 43 Paesi presi in esame una maggiorazione di 149 euro sul conto della spesa, cifra in aumento rispetto ai 139 euro dello scorso anno” commenta Joshua Bamfield, direttore del Center for Retail Research e autore dello studio. “In Europa, questo valore sale a 150 euro, mentre in Italia la ‘tassa invisibile’ che le famiglie sono costrette a pagare sale addirittura a 175,31 euro, circa 12 in più rispetto al 2010”. Per quanto riguarda i prodotti maggiormente oggetto di furti, anche in Italia troviamo al primo posto accessori di lusso, seguiti da prodotti hi-tech (mp3, consolle, giochi), profumi e articoli di cosmesi, abbigliamento, gioielli. Infine, un dato che non fa ben sperare: in Italia le spese per la sicurezza sono scese dallo 0,36% del 2010 allo 0,29% del 2011.

Focus profumeria: Marionnaud Parfumeries


Restringendo il campo al settore Salute&Bellezza, notiamo che anche in questo segmento l’Europa registra i dati più alti. Tra i prodotti più rubati (vedi tabella sotto), quelli per la rasatura (3.80%), i profumi (2.95%) e rossetti/matite/lucidalabbra (2.83%). Seguono i prodotti per la cura dei capelli, mascara/ eyeliner/ombretti, forbici/pinzette, prodotti per le unghie, creme per il viso/solari, cipria e fondotinta. Ma questa “classifica” è applicabile anche alle profumerie italiane? E che fine fanno gli articoli rubati? Lo abbiamo chiesto a Ugo Luigi Dal Molin, Security Manager Marionnaud Parfumeries.

Quest’anno avete subìto un incremento del numero dei furti?
L’inizio del 2012 ha segnato una leggera crescita di furti nei nostri punti vendita. Non possiamo però quantificare le perdite in ordine di fatturato per ragioni di policy aziendale.

Quali sono i prodotti/marche più a rischio?
Ovviamente, il settore più soggetto a furti è l’alcolico, in particolare le marche Chanel, Gucci, D&G e Dior. Anche il make-up giovane risente di questo fenomeno, anche se si tratta di prodotti di minor valore economico.

Clienti, dipendenti, bande organizzate: da chi subite i maggiori furti?
Lo shrinkage globale va ricondotto a più fattori. Non sono da escludere fenomeni isolati attribuibili a dipendenti poco professionali, ma il fenomeno che sta prendendo piede più d’ogni altro è il taccheggio. Sono sempre più rari i contesti in cui un singolo taccheggiatore riesce nel suo intento, al contrario è sempre più frequente la presenza di bande strutturate che distraggono lo staff del negozio e parallelamente commettono il furto. Le fasce orarie maggiormente critiche sono quelle di apertura/chiusura, perchè i dipendenti sono più dedicati alle operazioni di regolare amministrazione. Da segnalare anche le fasce orarie con maggiore flusso di clienti, all’interno delle quali il nostro personale è maggiormente impegnato e il malintenzionato di turno è agevolato...

Come ci si difende da questo fenomeno in crescita?
Per noi è fondamentale sensibilizzare il personale, chiedendo di fare particolare attenzione alla disposizione delle referenze nei negozi evitando, per quanto possibile, di esporre in quantità elevata articoli di maggior valore e collocando gli stessi in posizione ben visibile. Ci avvaliamo poi di sistemi di videosorveglianza, per prevenire e monitorare eventuali movimenti sospetti all’interno dei punti vendita. Infine, utilizziamo sistemi di antitaccheggio di ultima generazione, supportati, dove possibile, dai metal detector.

In Italia le spese per la sicurezza sono scese dallo 0,36% del 2010 allo 0,29% del 2011: perché questa flessione?
Considerando che le politiche aziendali mirano ad un’ottimizzazione delle risorse umane ed economiche, direi che possiamo inserire questo dato in un contesto di “cost saving” globale.

In quali canali viene “ridistribuito” il prodotto rubato?
Se consideriamo l’estrema commerciabilità dei prodotti che trattiamo, abbiamo ragione di credere che solo una minima parte venga impiegata ad uso personale, mentre ben più elevata è la quantità di merce reindirizzata alla vendita per vie più o meno lecite.

Courtesy photo: Centre for Retail Research