Contraffazione cosmetici

Contraffazione cosmetici

Il mercato del falso nel settore cosmetico è in crescita su tutto il territorio nazionale (e mondiale). Ogni anno in Europa vengono scoperti e sequestrati circa 200 milioni di articoli falsi: il 4% sono cosmetici. Tradotto in cifre: 8 milioni di prodotti di bellezza contraffatti. Un fenomeno che danneggia lo sviluppo economico e mette a rischio la salute dei consumatori. Come difendersi? Il consumatore è in grado di fare scelte consapevoli? Il tema è stato al centro del convegno “La contraffazione dei cosmetici” organizzato a Torino.


Un prodotto contraffatto è un prodotto “rubato”. Perché è il risultato del furto di un marchio, di una formulazione, di un’idea. L’ha sottolineato bene il convegno “La contraffazione dei cosmetici” organizzato dalla Camera di Commercio di Torino nella sua funzione di Osservatorio provinciale sulla contraffazione. Il fenomeno dei prodotti contraffatti è in continua espansione. Si falsifica qualsiasi cosa: dai beni di lusso agli alimenti, dai giocattoli ai medicinali, ai cosmetici. L’International Chambre of Commerce dichiara che “la contraffazione rappresenta il 5/7% del commercio mondiale, un affare da 600 miliardi di dollari l’anno”. Mentre l’ultimo rapporto dell’Unodc (agenzia
dell’Onu che si occupa di criminalità organizzata) sottolinea come ogni anno in Europa vengono scoperti e sequestrati circa 200 milioni di articoli falsi: il 4% sono cosmetici (8 milioni di pezzi). In Italia, secondo i dati Iperico (Intellectual Property-Elaborated Report of the Investigation on Counterfeiting), nel 2013 il valore dei profumi e dei cosmetici contraffatti ha raggiunto i 45 milioni di euro, il 9,3% del mercato della contraffazione italiana. Dati allarmanti:
• Per le imprese, con perdite di ricavi (e conseguente diminuzione dei posti di lavoro) e scoraggiamento di attività creative e investimenti.
• Per lo Stato, in termini di perdita di entrate fiscali e aumento della criminalità organizzata.
• Per la salute dei consumatori, soprattutto considerando che per cosmetici contraffatti si intende non solo creme e trucchi, ma anche saponi, shampoo, dentifrici.
“Un cosmetico falsificato presuppone pericoli connessi all’uso di ingredienti a basso costo ed assenza di strutture produttive qualificate o dotate di laboratori ed esperti” ha detto Mariangela Ravasenga, responsabile Settore Proprietà Industriale-Centro Patlib di Torino. “Il pericolo di questi prodotti va dal mancato utilizzo di sostanze antibatteriche all’uso di conservanti, profumi e coloranti a base di alcoli che irritano la pelle e che possono favorire la penetrazione di sostanze allergizzanti”. Se negli anni ’80, il 4% delle allergie da contatto era causato da sostanze contenute anche nei cosmetici, oggi si parla dell’8/15%. “E si arriva anche al 27%, dato da correlare alla diffusione di prodotti contraffatti. I sequestri eseguiti dalla Guardia di Finanza testimoniano che metalli pesanti come nichel, piombo, cobalto e soprattutto cromo, sono presenti in concentrazioni elevate nei cosmetici sequestrati”.
Senza dimenticare o sottovalutare che un prodotto contraffatto:
1. viola i diritti di Proprietà industriale;
2. crea danni economici e di immagine alle imprese che operano legalmente;
3. provoca perdita di posti di lavoro;
4. incentiva il lavoro nero;
5. è prodotto senza rispettare l’ambiente, quindi concorre ad inquinarlo;
6. provoca perdite di entrate fiscali.
E c’è un dato che invita ad una ancora più approfondita riflessione: il valore del singolo prodotto cosmetico contraffatto è passato dai circa 32,5 € del 2008-2011 ai quasi 16,5 € del 2012, per arrivare ai 13,5 € scarsi del 2013. La domanda da porsi è: sono prodotti contraffatti di uso sempre più comune o prodotti contraffatti di minor valore qualitativo? O entrambe le cose in un mercato in continua deflazione?

Etichetta & Ingredienti
Obiettivo dell’incontro è stato quello di sensibilizzare i consumatori a fare scelte consapevoli di fronte a una tipologia di prodotto che, se contraffatto, non è facilmente riconoscibile. Nell’intervento sulla normativa europea, Elena Ugazio (Università degli studi di Torino, dipartimento di Scienza e Tecnologia del farmaco) ha messo in rilievo l’importanza dell’etichetta dei cosmetici. “Tra i capisaldi della normativa ci sono elementi strategici e che è bene ricordare:
• un’ampia e precisa definizione di cosmetico, che non ammette una categoria intermedia fra cosmetici e farmaci;
• un sistema di controllo in-market da parte degli Stati membri;
• la responsabilità della persona che immette il cosmetico sul mercato dell’UE per quanto riguarda gli obblighi previsti dalla legge;
• un sistema che disciplina specifici ingredienti attraverso liste positive e negative.
Inoltre, il Regolamento cosmetico detta regole precise per la composizione dei prodotti, per l’etichettatura e il confezionamento”. Per garantire la sicurezza di tutti i prodotti cosmetici, la normativa italiana prevede delle restrizioni per l’uso di determinate sostanze: attualmente sono circa 1.400 le sostanze vietate, 250 quelle autorizzate con limiti e prescrizioni e circa 200 quelle per le quali è imposto un impiego specifico. “I rischi legati ai cosmetici contraffatti sono molteplici” spiega Elena Ugazio. In particolare:
• presenza di ingredienti vietati o in concentrazioni superiori a quelle ammesse
• contaminazione microbica;
• interazioni tra ingredienti e/o con il contenitore
• alterazioni/degradazioni di varia natura e origine
• carenza o mancanza di avvertenze ed informazioni sulle corrette modalità d’uso.
Ecco perché leggere correttamente l’etichetta - la carta d’identità del cosmetico - diventa indispensabile. Il consumatore ci trova tutte le informazioni utili per la scelta del prodotto. Come ha poi sottolineato l’avvocato Neva Monari, l’articolo 20 del Regolamento dichiara che “in sede di etichettatura, di messa a disposizione sul mercato e di pubblicità dei prodotti cosmetici non vanno impiegati diciture, denominazioni, marchi, immagini o altri segni, figurativi o meno, che attribuiscano ai prodotti stessi caratteristiche o funzioni che non possiedono”. I messaggi commerciali devono essere chiari, precisi, pertinenti e comprensibili al pubblico destinatario. 

L’importanza del marchio
Quando si parla di merce contraffatta si intende il prodotto, incluso l’imballaggio, “su cui sia stato apposto senza autorizzazione un marchio commerciale identico ad uno validamente registrato per lo stesso tipo di prodotto”. Come ha sottolineato l’ingegnere Dario Armenio è quindi indispensabile proteggere a 360° il prodotto: “Spesso il prodotto si identifica nel contenitore e nel marchio applicato sul contenitore. Diventa quindi prioritario proteggere la confezione”. Ma come fare? Il modo migliore che le aziende hanno di tutelarsi contro il fenomeno della contraffazione è registrare i diritti di proprietà industriale del prodotto: marchi, disegni, modelli, brevetti. “È possibile richiedere la tutela del design sia per l’aspetto di un intero prodotto, sia per una sua parte. Attenzione, però, non possono costituire oggetto di registrazione come marchio d’impresa i segni privi di carattere distintivo e in particolare quelli costituiti esclusivamente dalle denominazioni generiche di prodotti o servizi o da indicazioni descrittive che ad essi si riferiscono”. In verità, la legge italiana disciplina una tutela sia per i diritti titolati sia per quelli non titolati: un modello non depositato gode di una protezione qualora sia imitato servilmente da un terzo. Ma c’è una grande difficoltà nella determinazione di quest’azione di tutela. Si dovrà infatti necessariamente:
• dimostrare la notorietà del modello;
• fornire la data certa di divulgazione del modello;
• dimostrare la confondibilità dei prodotti. Ossia la
possibilità che il consumatore sia tratto in inganno
sull’origine degli stessi.
Tra i marchi che si possono registrare, anche quelli a 3D: marchi tridimensionali che riconoscono la forma fisica del prodotto e il suo confezionamento come un’immagine registrata e che non può essere copiata.

“Io sono originale”
Come orientare il consumatore verso scelte consapevoli di acquisto? Al convegno Alessandro Mostaccio, segretario generale nazionale MovimentoConsumatori, ha presentato il progetto “Io sono originale”.
Una iniziativa nazionale biennale di informazione e sensibilizzazione sul fenomeno della contraffazione e sulla tutela della proprietà intellettuale realizzato dalle AACC con il finanziamento del ministero dello Sviluppo Economico Direzione Generale per la Lotta alla Contraffazione ‐ Ufficio Italiano Brevetti e Marchi. “La contraffazione è parte di un’economia illegale che, forte del mancato rispetto di ogni normativa, fa concorrenza sleale alle imprese che operano correttamente sul mercato” ha sottolineato Mostaccio. Tra le iniziative del programma, l’attivazione di sei sportelli territoriali (Torino, Venezia, Roma, Napoli, Bari e Catania) e uno virtuale, dedicati all’informazione sui rischi e i danni derivanti dai prodotti contraffatti e all’orientamento verso la tutela della proprietà intellettuale e il contrasto al fenomeno del falso. “Lo sportello anticontraffazione è pensato come ‘presidio sul territorio’, luogo di riferimento per i cittadini in materia di contraffazione e tutela della proprietà industriale, e ‘animatore territoriale’, quale spazio di raccordo per gli stakeholder che, a vario titolo, operano nell’ambito del contrasto del fenomeno. Esperti delle associazioni dei consumatori forniranno informazioni utili per evitare di acquistare merce contraffatta, conoscere i rischi a cui ci si espone comprando contraffatti e sapere cosa fare se si è stati vittima di falsari”. Per la primavera/estate 2015 è prevista anche una campagna di comunicazione nazionale con l’organizzazione di venti appuntamenti territoriali. Ogni evento avrà un format comune articolato in tre momenti: breve spettacolo teatrale, informazione e formazione ad opera di esperti delle AACC, dimostrazioni interattive ed esposizione di esperienze da parte di referenti di aziende vittime di reato e forze armate a contrasto del fenomeno.

OCCHIO ALL’ETICHETTA!
È difficile riconoscere un cosmetico contraffatto. Pack e colori sono uguali, i marchi sempre più simili. Se può risultare molto utile attenersi a due criteri semplici - il prezzo troppo basso e il canale di vendita (ad esempio, il commercio ambulante non autorizzato) - è assolutamente indispensbile saper leggere l’etichetta di ciò che si acquista. In particolare, sull’etichetta devono essere riportate, in modo facilmente leggibile, chiaro e indelebile:
• data di durata del prodotto cosmetico;
• modalità di impiego e avvertenze;
• tutti gli ingredienti utilizzati nella sua preparazione;
• PAO (Period after opening), ovvero l’indicazione del periodo di tempo per il quale il prodotto si conserva dopo l’apertura.
Tra le informazioni obbligatorie anche la ragione sociale e sede del produttore o paese di origine e il lotto di fabbricazione. L’etichetta può, inoltre, contenere informazioni volontarie come “sviluppato senza far ricorso alla sperimentazione animale” oppure “testato su pelli sensibili”. Anche le informazioni volontarie devono essere veritiere, e non scritte al solo scopo di attirare i consumatori.

L’OPINIONE DEI CONSUMATORI
Il Settore Studi, Statistica e Documentazione della Camera di Commercio di Torino nel periodo maggio-ottobre 2014 ha sottoposto un questionario sul tema della contraffazione a 200 famiglie residenti a Torino e provincia. I dati emersi sono interessanti. In particolare, le persone tendono a non acquistare cosmetici contraffatti perché immaginano che contengano elementi nocivi per la salute e li percepiscono come minacce per la sicurezza. Purtroppo, però, il livello d’informazione e attenzione nei riguardi dei prodotti acquistati risulta essere piuttosto basso: pochi dedicano una lettura accurata degli ingredienti o si accertano che l’articolo sia prodotto a norma di legge. I consumatori, inoltre, motivano la tendenza ad acquistare in generale merce contraffatta dicendo che il prezzo è più conveniente ma che, probabilmente, non si ricorrerebbe al mercato del falso se le case produttrici riducessero i prezzi dei prodotti o immettessero sul mercato linee secondarie di prodotti originali a prezzi inferiori.