Il profumo Cartier nasce in un ambiente senza... profumi

Autore: Giovanna Mudulu

Come il nuovo laboratorio di profumi Cartier, nella sede della Fondation a Parigi, in Boulevard Raspail. Realizzato dall’architetto Jean Nouvel in perfetta sintonia con la personalità di Mathilde Laurent, naso della Maison, offre un contesto sobrio, luminoso e privo di distrazioni… olfattive, congeniale alla sua creatività. Come lei stessa spiega in questa intervista esclusiva ad Allure.


Il profumo Cartier nasce in un ambiente senza... profumiUn ambiente ultramoderno dall’architettura essenziale, dove trasparenza, misura e sobrietà monastica la fanno da padroni. È il laboratorio di profumi Cartier. Al sesto piano della sede della Fondation, a Parigi, in Boulevard Raspail, è stato progettato dall’architetto Jean Nouvel in sintonia con la personalità e l’orizzonte creativo di Mathilde Laurent.

Naso della Maison, con una formazione chimica alle spalle, si unisce a Cartier nel 2005 per contribuire allo sviluppo del profumo su misura, una parure olfattiva unica ed esclusiva proposta alla clientela internazionale presso il Salon des Parfums della boutique Cartier al 13 di Rue de la Paix. Sarà lei a firmare il maschile Roadster nel 2008, Cartier de Lune e Baiser Volé nel 2011, la Panthère nel 2014 e a introdurre

Mudulula Maison nell’universo dell’alta profumeria con Les Heures de Parfum. Una collezione costituita da 13 fragranze che le è valsa l’acclamazione e il riconoscimento nell’ambito dei Fragrance Foundation of France edizione 2010 (French FIFI Awards). In questo contesto, grazie al suo jus La Treizième Heure, Mathilde Laurent ha vinto due premi prestigiosi, rispettivamente dedicati ai profumieri creatori e agli specialisti. Allure l’ha intervistata.

Il profumo Cartier nasce in un ambiente senza... profumiIl naso ha una memoria olfattiva sopra la media. Quando ha capito di avere questa dote e come l’ha trasformata in professione?

Da giovane volevo diventare un architetto, come mio padre… o una fotografa. Non sognavo certo di essere un maestro profumiere, non sapevo nemmeno che questo tipo di lavoro esistesse. Però ero sempre molto attenta a ogni odore che mi circondava: da quello dei toast di mia nonna al profumo di una donna incontrata per strada,a quello della frutta al mercato.

Ognuno di questi sentori è rimasto impresso nella mia mente. Ricordo le vacanze in Corsica a casa di mia nonna: verso Bastia, il profumo della terra combinato al calore e alla luce è una sensazione fantastica. Dopo le scuole superiori, scoprii l’esistenza dell’ISPICA (Institut Supérieur International du Parfum, de la Cosmétique et de l’Aromatique Alimentaire), l’unica scuola di profumeria in Francia. Dovetti studiare chimica per poi potermi iscrivere.

È stato inaugurato di recente il prestigioso laboratorio di profumi Cartier che lei dirige. Qual è stato il suo apporto in fase di realizzazione?

Ho chiesto al team internazionale che questa location avesse dei requisiti particolari e fosse contrassegnata dalla leggerezza e dalla “neutralità” anche in termini di arredamento e di colori. D’altra parte, conoscendo il lavoro fotografadi Jean Nouvel, già progettista della struttura nata per ospitare la Fondation Cartier, mi sono fidata molto di lui e gli ho lasciato la gestione dell’intero progetto.

Che cosa ha ritenuto fondamentale per questo laboratorio?

È stato determinante potermi spostare in un ufficio moderno, intatto, che mi consentisse di mettere a punto le mie creazioni, senza alcuna intromissione esterna a livello mentale.

Il profumo Cartier nasce in un ambiente senza... profumiQuali “strumenti” utilizza quotidianamente per creare?

Uso molti tamponi e numerose provette, ma anche la musica, i quotidiani, le riviste, le fotografie, il mio tè… rappresentano delle ottime fonti di ispirazione. Ma ovviamente i miei strumenti principali restano il mio naso e il mio cervello.

Crede che la chimica sia essenziale al suo lavoro?

In realtà, questa disciplina non mi Cartierha mai entusiasmato. Ho semplicemente dovuto studiarla per poter essere ammessa all’ISPICA, era un requisito obbligatorio. Non uso la chimica nel mio lavoro quotidiano. Quando incontrai per la prima volta Jean Paul Guerlain, mi disse: “Dimentica la chimica, non ne voglio sentir parlare!”.

Cosa significa indagare le strutture atomiche e molecolari in profumeria?

Lavoro con circa 800 note quasi tutte sintetiche, grazie alle quali si può fare ricerca e sperimentare nuove vie. Questo è il vero progresso, attualmente c’è ben poco di naturale nella profumeria.

In cosa consiste il lavoro di laboratorio per un maestro profumiere?

Nessun naso lavora all’interno dei suoi laboratori, perché ha bisogno di luoghi neutri per sviluppare la propria creatività. Sono i tecnici a farlo, seguendo appunto le indicazioni dei maestri profumieri.

Dove e come inizia il suo viaggio per una nuova creazione?

È un lavoro che svolgo insieme al team marketing: organizziamo incontri nei quali si decide insieme il tema principale e come svilupparlo. Dopo questo primo step, inizia il processo di creazione…

Quali sono le sue note preferite?

Non ho un ingrediente preferito. Non è possibile averne uno solo… È come chiedere a un pittore il suo colore prediletto. Risponderà che deve essere in grado di utilizzare le tonalità necessarie alla realizzazione di una tela. Così accade in profumeria: a volte può capitare di aver bisogno di dieci ingredienti per dar vita a un’idea/ispirazione, raggiungere un obiettivo, la fragranza che si era immaginata.

Il profumo Cartier nasce in un ambiente senza... profumiCon quale combinazione di ingredienti esprime la femminilità?

I miei accordi preferiti per esprimere questo concetto sono il cipriato e il cuoio, grazie al mix di audacia e morbidezza che esprimono.

L’ispirazione e le caratteristiche della sua ultima formulazione La Panthère…

Lo spirito di Jeanne Touissan influenza tuttora la Maison Cartier ed è stata l’ispirazione principale per la nuova fragranza femminile La Panthère. Anche i valori della Maison: audacia, generosità e modernità forniscono un chiaro indirizzo per la creatività.

La Panthère è espressione di una femminilità con accenti felini. Si tratta, in altre parole, di una trascrizione moderna, attuale, con un tocco di sorpresa, un accordo inesplorato, quasi paradossale. Una fragranza floreale e felina, costruita intorno a un fiore fresco, la gardenia, e alle note vellutate del muschio.


COME GIOIELLI SULLA PELLE

Il profumo Cartier nasce in un ambiente senza... profumiParure invisibili per lei, “armature” evanescenti per lui. Le fragranze Cartier prendono forma come poesie viventi. Da Déclaration l’Eau (in foto, da sinistra), che irrompe nella traiettoria olfattiva di Déclaration, rivisitandone, con sentori agrumati, il bouquet speziato - boisé.

E poi Eau de Cartier Zeste de Soleil, quinta interpretazione di una collezione che si arricchisce ogni anno di una nuova variante olfattiva del jus originale, colorata, di volta in volta, con una nota inedita e luminosa.

In un flacone gioiello, ecco Baiser Volé L’Essence de Parfum, dominato dal giglio e rischiarato dall’intensità profonda della vaniglia bourbon. E infine, la già citata La Panthère Eau de Parfume, cocktail fiorito e selvaggio nato dall’incontro tra una gardenia delicata e le note sensuali del muschio.