Intervista a Jean-Guillaume Trouvin

Autore: Giovanna Mudulu

La sua avventura in Chanel inizia con uno stage in Svizzera nel 1992 e, dopo un crescendo di ruoli ricoperti nelle filiali straniere della Maison, approda in Italia nel 2005 con la carica di Amministratore Delegato.


Jean-Guillaume TrouvinDopo aver lavorato tredici anni per Chanel in giro per il mondo, arrivi in Italia. Quanto è stata importante questa esperienza per guidare l’azienda negli ultimi due anni?
In linea generale viaggiare tanto dà la possibilità di entrare in contatto con diverse culture, di conoscere ricchezze diverse e in un certo modo aiuta a essere più flessibili. Certo, questo background è stato importante per guidare la filiale italiana con coerenza, dando il giusto valore a quello che succedeva nel nostro mercato.

In quali paesi o aree geografiche si è avvertito maggiormente questo calo dei consumi?
Come sappiamo, i paesi che hanno avuto per tanti anni una crescita a doppia cifra hanno sofferto maggiormente di questo stop violento nella domanda, così come i paesi che avevano un tasso di crescita più alto si sono trovati più esposti.

La crisi economica è stata davvero un’opportunità che qualcuno ha saputo cogliere?
Dire che la crisi è un’opportunità non è bello, sarebbe arrogante sostenerlo perché la crisi fa soffrire e fa lavorare di più… detto questo è certo che una crisi ti porta a prendere decisioni coraggiose, ad essere più creativo e ad adattarti.

Chanel ha voluto mantenere la qualità e non ha ceduto allo “short term” rompendo la tradizione di anni di qualità, selettività, cosa che devo ammettere non è facile mantenere in un periodo così lungo di crisi. Chanel ha dovuto accettare qualcosa suo malgrado… o ha avuto anche lei l’occasione di apportare modifiche in funzione dei tempi che stiamo vivendo?
Modifiche drastiche direi di no, anche perché da anni il marchio aveva intrapreso una strada selettiva e ragionevole: evitando di riempire gli stock dei clienti e non lanciando novità che non fossero giustificate. La nostra filosofia segue la logica del famoso detto: “less is more”. Questo ci ha permesso di avanzare gradualmente e di tutelare la Marca. Certo, ammetto che la crisi ci ha costretto ad essere ancora più selettivi e ad essere più esigenti in termini di qualità.

Si è parlato tanto delle concessioni che avete ritirato a un gruppo…
Noi lavoriamo in partnership con la distribuzione. Quando un cliente o un gruppo non si trova più in accordo a vari livelli, che sia per un problema d’immagine, commerciale o di qualità, è giusto che le due aziende si separino. Lo dico senza voler creare polemiche, mi sembra “sano” che due gruppi possano anche avere la possibilità di lavorare in maniera separata. È un peccato, ma in fondo “it’s only business”. Come abbiamo detto, sono momenti difficili, ma in Italia si parla di 5.000 profumerie: ognuno fa la propria distribuzione e penso ci sia spazio per tutti.

Nonostante il mercato in generale registri ancora numeri in negativo, ogni vostro lancio è un successo, come il profumo maschile Bleu de Chanel che svetta le classifiche di vendita…
Grazie, tocchiamo ferro! Un lancio è sempre un’incognita. Sarebbe presuntuoso per me dirti che ogni nostro prodotto è un successo, quello che ti posso confermare è che la totalità della squadra Italia ed estero è sempre impegnata a dare il massimo.

Quindi la tradizione dei canoni della Maison prevale ancora su tutto…
Quando i canoni sono eccellenza, qualità, eleganza e creatività è davvero difficile cambiare. Sono valori che non si possono reinventare. “Cambiare tutto, senza cambiare niente”: i nostri creatori restanofedeli ai valori di Mademoiselle Chanel e ne reinterpretano i codici ad ogni lancio. Una Maison come Chanel deve continuare a rinnovarsi e ad investire costantemente per garantire il più alto livello di qualità, perché l’eccellenza del prodotto è al primo posto. Inoltre, è importante dimostrare la propria vitalità e mantenere un rapporto di empatia con il pubblico.

Le Spa e i centri benessere rientrano nei vostri piani futuri o pensate che non diano alla Marca il giusto valore?
Non è un problema di giusto valore, è un mestiere diverso che Chanel approccia con cautela. Abbiamo alcune cabine in Italia, a Parigi e nel mondo. Impariamo gradualmente il modo giusto di lavorare con questa realtà e soprattutto non abbiamo fretta.

I vostri lanci previsti per il 2011?
Identificare le esigenze della pelle e fornire prodotti mirati è la filosofia che ha ispirato la nascita del trattamento Chanel e questo è l’obiettivo che continuiamo a perseguire. Attualmente stiamo lavorando ad un nuovo trattamento con un principio attivo messo a punto da una pianta di provenienza francese, un fiore bianco molto emblematico per Chanel. Sempre in tema di fiori ci sarà la rivisitazione di una fragranza storica. Coco Mademoiselle continuerà a farci sognare con una nuova campagna pubblicitaria che vede protagonista la bellissima Keira Knightley, in una visione molto contemporanea. Senza dimenticare le labbra delle donne: Rouge Coco, il nostro rossetto leader, avrà una texture innovativa.

Previsioni future del settore beauty in Italia?
Mi auguro un futuro brillante, anche perché l’Italia è un paese che, come puoi immaginare, per me conta molto. Mi auguro che riesca a mantenere la sua unicità nella distribuzione. Un mix unico in Europa di un mercato che si modernizza con nuove realtà, nuove boutique ma rimane ancorato nella tradizione della bella profumeria e del servizio al cliente.