Lettera aperta all'industria e al profumiere

Dario Belletti e Diego Dalla Palma lanciano un appello al settore


Dario Belletti“E’ oramai da troppo tempo che parlando con diversi profumieri la lamentela e l’apatia sono le continue note dolenti: 'L’industria non fa niente per portare le consumatrici in profumeria e oramai non guadagnamo più niente con tutte le tasse che ci sono da pagare' continuano a ripetere. Non voglio certo sminuire la crisi e le problematiche che il settore sta vivendo ma devo purtroppo confrontare ciò che avviene nel nostro mondo con ciò che si verifica nel canale farmaceutico, primo vero concorrente di oggi e di domani della profumeria.

Anche questo canale sta subendo avversità di vario genere (la perdita dei farmaci di fascia C, la prossima apertura di 3.000 nuove farmacie, ...) ma dopo un primo momento di inerzia ha saputo reagire positivamente. Alcune settimane fa si è tenuto il Cosmofarma ed era evidente l’euforia che questo mondo stava dimostrando. Gli stands per la realizzazione di cabine e servizi legati alla bellezza hanno ricevuto un vero e proprio assalto. Un mio conoscente mi ha confermato di aver avuto in 3 giorni oltre 300 contatti di farmacisti che volevano realizzare una cabina estetica!

Ricordo poi che l’anno passato per la prima volta nella storia il consumo di creme per il viso è stato maggiore in farmacia che in profumeria e l’apertura delle 3.000 nuove farmacie inevitabilmente drenerà ulteriormente il consumo e a favore di questo canale. Molti farmacisti accorti stanno inoltre accaparrandosi commesse esperte di profumeria acquisendo così capacità e conoscenze che non avevano. E la profumeria invece cosa fa? Siamo nell’apatia più completa con la parte industriale dove ognuno pensa per sé, ci ritroviamo a non avere più neanche una fiera con la presenza delle marche selettive (“cosa ci vado a fare” – dicono - i miei clienti li scelgo io e poi sono da loro continuamente), un’organizzazione al dettaglio che data le troppe diversità da cui è composta (catene internazionali, nazionali, negozi tradizionali, di nicchia, ...) ed i troppi diversi interessi che deve rappresentare, non può certo confrontarsi con una organizzazione potente e coesa come quella dei farmacisti. Il risultato è il continuo declino del ns. mercato. Dove vogliamo arrivare?

Credo che a questo punto sia veramente venuto il momento di fare tutti assieme fronte comune ai problemi che a mio modo di vedere fondamentalmente si possono riassumere in 4 punti.
1) Il mercato decresce a sfavore della profumeria
2) La frequentazione del punto vendita è diminuita
3) Il consumo è cambiato (i giovani comprano su internet e non vengono in profumeria) quindi rischiamo di avere sempre meno consumatrici in futuro
4) I profumieri lamentano pesanti problemi di liquidità con i conseguenti problemi di pagamenti, insoluti, fallimenti e così via.

Non ho certo l’arroganza di trovare da solo la soluzione a questi problemi, ma un piccolo contributo, a cui mi auguro chi mi legge vorrà aggiungerne altri, penso di poterlo portare.
1°) Ricordo che circa 20 anni fà il mercato stava subendo una forte flessione: per contrastare la situazione tutte le aziende di profumeria (industria e dettaglio) si erano tassate rinunciando ad una piccola percentuale del proprio margine commerciale per la realizzazione di una campagna pubblicitaria a favore del settore. “Entra in profumeria” era lo slogan. Chi la ricorda rammenterà che servì a modificare la tendenza negativa di allora. Perché non realizzarla nuovamente aggiornandola?
2°) Come aumentare la frequentazione nei negozi? Nel nostro piccolo quest’anno, ed è il secondo anno che lo realizziamo, nei mesi di Ottobre e Novembre ci siamo inventati “La festa della profumeria”, che non vuol dire dare al consumatore sconti in più, ma cercare attraverso una particolare promozione di aumentarne la frequentazione e la fedeltà al canale. Questa potrebbe essere un’idea da ripetere tutti assieme tutti gli anni. Attendo idee ed adesioni da parte di altre aziende.


3°) Il modello di consumo futuro è da studiare attentamente e qui devo lasciare il compito a sociologi o studiosi che meglio di me riusciranno a identificarlo. Una cosa però voglio dirla. Parlando con un noto “guru” del mercato su questo aspetto mi disse che la sola strada da seguire per controbattere la freddezza di una vendita “on-line” non potrà che essere quella del “calore umano” che solo un rapporto umano può dare. Oggi è tutto spersonalizzato e l’indifferenza impera. Una parola gentile e trasmessa col cuore lascia il segno.
4°) Come fare guadagnare di più i profumieri. Non è dando maggiori sconti, ma trovando una nuova forma di partnership che non li opprima finanziariamente, ma che al contrario li lasci liberi di svolgere la propria attività pensando solo allo sviluppo della stessa. E questo aspetto crediamo di averlo risolto. Ma di ciò lasciateci tenere per noi la soluzione! Se qualche profumiere la vuol conoscere ci contatti! Attendo da tutti su questa rivista idee, critiche e suggerimenti e soprattutto iniziative reali, per il bene del nostro magnifico mondo profumato.

Dario Belletti


Diego Dalla PalmaPiù che la mia opinione e le mie parole sulla crisi che sta coinvolgendo l’intero pianeta, vale il concetto straordinario espresso da un genio: Albert Einstein.

“La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e attribuisce più valore ai problemi che alle soluzioni.

La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. L’inconveniente delle persone e nelle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie d’uscita. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.” Serve altro??

Diego Dalla Palma