Luca Maffei Nuova generazione di eccellenza profumiera

Autore: Daniela Giambrone

Luca Maffei Nuova generazione di eccellenza profumieraGiovane e talentuoso. Luca Maffei, naso di Fragranze Atelier Milano, è uno dei nuovi nomi di rilievo della profumeria di nicchia. Il suo Black Pepper & Sandalwood, realizzato per Acca Kappa, ha ricevuto il prestigioso The Art and Olfaction Award nella categoria Profumieri Indipendenti, rappresentando l’unico italiano a firmare una fragranza per un brand italiano. Si racconta a tu per tu con Allure.

“Aver ricevuto questo premio è sicuramente una grande soddisfazione” racconta ad Allure Luca Maffei. “Il risultato di un anno di duro lavoro, una vittoria sia personale sia di Fragranze Atelier Milano. È la dimostrazione che la creatività non ha Paese né bandiera”.

Quali obiettivi persegue con Fragranze Atelier Milano?

Noi ci siamo sempre fatti portavoce del made in Italy. Il nostro core business è la profumeria alcolica che, secondo me, è il segmento all’interno della profumeria che soffre di più di esterofilia, un problema tipico di noi italiani, convinti in generale che se compriamo all’estero acquistiamo prodotti migliori, sottovalutando le nostre eccellenze.

Quali sono i pro e i contro di lavorare come free lance o in collaborazione con una grande major?

Sicuramente i volumi sono diversi. Il pro a favore generazionedella profumeria di nicchia è che ricerca e sperimentazione sono messe al centro. Con una major i numeri crescono. Dunque, c’è meno connotazione artistica e più attenzione a creare un prodotto di successo. Parallelamente, offre quel prestigio e quella fama internazionale che un naso mira a raggiungere.

C’è una cifra stilistica che distingue le sue creazioni?

Essendo più piccoli rispetto ai grandi brand internazionali, siamo più liberi nella scelta delle materie prime. Amiamo ricercare costantemente sia le novità sia le migliori qualità possibili sul mercato: dall’iris italiano all’ylang del Madagascar, fino alla rosa centifolia o all’oud naturale al 100% del Laos.

Ingredienti preferiti?

Dipende sempre dal progetto. In generale, amo molto i legni (vetiver patchouli e sandalo) e amo molto la rosa, perché è un fiore che esprime sia la connotazione naturale sia quella sensuale e femminile.

C’è un ingrediente ancora inutilizzato che vorrebbe provare?

Il narciso, perché è molto ricercato, di tendenza. Oggi ci sono assolute lavorate con tecniche molto particolari.

C’è una creazione che considera più innovativa fra quelle che ha firmato?

A parte Black Pepper and Sandalwood, quelle che ho realizzato per Jul et Mad. Il maschile, Garuda, è un’interpretazione di un oud molto particolare. La fragranza doveva ricordare una colata d’oro, quindi c’è un accordo oro dato da materie prime come il cashmeran. Il femminile, Néa, è un nuovo modo di concepire un gourmand orientale, presenta una nota di frutta molto edible, ma con connotazione orientale.

Quanto la formazione aiuta il talento?

Sono fondamentali e imprescindibili entrambi. Ci vogliono tantissimo studio e dedizione, pazienza e impegno. La palette di odori che usa un naso ne include in media 350, ma quando si studia non si sa ancora per quale settore si andrà a creare. Ci sono nasi che lavorano per la detergenza o la toeletry, pertanto bisogna memorizzare qualche migliaio di odori. E poi ci vuole parecchio talento per essere creativi e regalare emozioni.

L’aspetto pratico e più faticoso del mestiere?

Quando un profumiere scrive una formula sa già quale dovrà essere il risultato finale, ma per raggiungerlo possono essere necessarie un centinaio di prove, perché alcuni prodotti hanno dosaggi così bassi e potenze così elevate che poco più o poco meno può fare la differenza. La pratica esige un sacco di prove, mai farsi prendere dallo sconforto quando non si raggiunge l’effetto desiderato. Ci vogliono pazienza, costanza e una buona dose di umiltà.

Dal punto di vista formativo l’Italia che panorama offre?

In crescita, speriamo continui, altri paesi hanno investito prima di noi e di più in questo settore. Fino a venti, trenta anni fa il naso era un mestiere che si tramandava di padre in figlio, quindi anche le grandi scuole delle multinazionali esistono solo dagli anni Settanta in poi.