Pelle di porcellana

Carla Scesa

In psicologia la “sindrome della pelle sensibile” viene definita “di porcellana”, per indicare un soggetto in cui la fragilità cutanea lascia intuire una personalità ricca di contraddizioni.


È un disagio cutaneo diffuso descritto con l’espressione “ho la pelle sensibile”, un’autodiagnosi che riguarda circa il 40% della popolazione, soprattutto donne, ben nota a chi vende, applica o prescrive cosmetici inducendo timore e diffidenza nei consumatori. Le frequenti campagne stampa o web contro i prodotti di bellezza e i loro ingredienti (spesso senza alcun fondamento scientifico), i lunghi elenchi di “non contiene” su confezioni e annunci pubblicitari dei prodotti, lasciano intendere qualcosa di nocivo per la salute, alimentando paure e insicurezza nella scelta.

Ma non sono soltanto fenomeni ambientali o sostanze a diretto contatto con la pelle le cause della sua iperreattività. Spesso il fenomeno è innescato da fattori interni e profondi, quali difetti metabolici, errori dietetici, squilibri endocrini e, non ultimi, stress e turbe emotive.

La pelle è l’organo maggiormente innervato dell’organismo, ricco di neurotrasmettitori con una stretta correlazione tra cute e sistema nervoso. E la pelle sensibile è un’iperattività delle fibre nervose dell’epidermide, capaci di avvertire gli stimoli traducendoli in una serie di meccanismi biochimici. Un fenomeno oggi in grande aumento, di cui la dermatologia si occupa da circa di trent’anni, quando negli anni ’80, Frosch e Wissing hanno correlato l’iperreattività di pelli apparentemente normali e fenotipi chiari ai raggi ultravioletti.

Studi per identificare la cute sensibile attraverso parametri clinici hanno rilevato uno strato corneo più sottile (tipico del sesso femminile, dei bambini e degli anziani), alterazioni del film idrolipidico e della funzione barriera con cute meno elastica, meno idratata e con un aumento della perdita transdermica di acqua (TEWL). Il tutto associato a ipervascolarizzazione, rossori diffusi e venuzze rosse localizzate (teleangectasie).

Tra i numerosi agenti scatenanti, il più comune è il contatto con metalli (nichel e cromo) presenti in quantità anche minima ad esempio in monete, detersivi domestici, bigiotteria d’epoca. Diventa quindi importante la scelta di cosmetici che, nel rispetto della vigente normativa europea, assicurino l’assenza di metalli pesanti e siano studiati per garantirne la massima sicurezza d’uso. Da evitare quindi cosmetici mal conservati, acquistati su bancarelle o contraffatti.

Una particolare attenzione deve essere dedicata al momento della pulizia cutanea. Un’igiene sbagliata, infatti, altera l’equilibrio della barriera epidermica, riduce i lipidi di protezione, aumenta la TEWL, con possibili arrossamenti e spiacevoli sensazioni di secchezza e prurito. Tra i responsabili ci sono i tensioattivi anionici, in particolare i laurilsolfati e i saponi, da sostituire perciò con prodotti a base di tensioattivi dolci o con emulsioni, contenenti lipidi fisiologicamente compatibili. La conoscenza dei prodotti, un loro corretto utilizzo e un giusto consiglio sono i migliori alleati di chi ha una pelle, spesso bellissima, ma troppo fragile e sensibile.