Spettacolo e profumi

Autore: Maria Grazia Fornasier

La riflessione è rivolta più alla “spettacolarizzazione” crescente del profumo che non alla compenetrazione tra varie espressioni artistiche.


Maria Grazia FornasierIl pensiero “the showmustgoon” sembra diventato consuetudine assodata nella comunicazione profumata. E perché no? Coinvolgere ed emozionare un consumatore bersagliato da un numero di lanci dalla crescita esponenziale diventa sempre più arduo, l’ausilio di personalità mediatiche e di sistemi multimediali di promozione è indubbia nonché indispensabile. Il processo si era già innescato nei primi anni Novanta quando Michael Jackson concesse la licenza per due profumi a suo nome. Progetto che purtroppo non lasciò indimenticabili ricordi per tristi faccende legali all’atto della commercializzazione. Ma una nuova strada era spianata per l’esordio dei profumi di “celebrities”, il cui successo è più rilevante nelle Americhe che in Italia, ma non sembra scoraggiare iniziative legate a personaggi semi-sconosciuti dall’improbabile o effimera fama. Opportunità di mercato o dannoso dilettantismo?

Sul principio della forte aspirazione all’identificazione di un’ampia fascia del pubblico, negli ultimi dieci anni la presenza di testimonial illustri non ha smesso di crescere in una corsa sfrenata all’ultima vedette dello star-system. Con sorprendenti sovraesposizioni dei personaggi più in voga che potrebbero indebolire la ricercata esclusività e condizionare significativamente i risultati auspicati dai marchi.

Dalle star al cinema, il passo è praticamente scontato, le pubblicità da spot si trasformano in veri e propri cortometraggi. Sempre molto coinvolgenti e spettacolari, che raccontano storie intrise di poesia e di fascino, dove, a fianco dell’attore, il packaging assume il ruolo del protagonista ma la fragranza rimane un ben custodito segreto.

Allo stesso modo, anche il segmento del nostro settore che ha fatto dell’arte un obiettivo primario, non è immune da tentazioni. Ne è stata sfondo, a Firenze, la recente edizione di Fragranze 11, con alcune presentazioni dall’impronta teatrale di contrastato gradimento e sviluppi di fragranze la cui concezione supera ogni livello di sperimentazione, senza niente aggiungere al valore stesso del prodotto o della professionalità.

In tutti i tempi e in tutte le discipline creative, l’elemento trainante è quasi sempre costituito da chi osa oltrepassare i limiti del convenzionale, spesso ostacolato dall’incomprensione circostante ma con la conquista di svolte importanti. E la nostra storia profumata ne è stata in svariate occasioni il testimone.

Tuttavia, tali manifestazioni porterebbero a pensare che tutto sia lecito purché se ne parli, ma è sicuro che il talento necessiti di tanto apparato? E l’eccesso di esibizione, di “vip”, di rappresentazioni e di provocazioni non rischia di sovrapporsi ed appannare quello che da sempre costituisce il valore fondante di un prodotto, il suo profumo e l’intimo piacere che procura?