Vogliamo una "vera" partnership con la profumeria

Autore: Giovanna Mudulu

Peter Gladel socio e AD di Beauty and Luxury

Niente diktat per il selettivo, ma piena disponibilità a una collaborazione trasparente e costruttiva. Parola di Peter Gladel, socio e Ad di Beauty and Luxury. Una realtà indipendente e ben strutturata già ai vertici del mercato, con una crescita a due cifre, pari al 33%. E che punta a raddoppiare il fatturato nei prossimi tre anni e ad acquisire nuovi brand, anche nei segmenti dello skincare e del make up.


Com’è strutturato l’assetto societario di Beauty & Luxury?

Siamo un’azienda indipendente, il distributore del settore beauty più grande in Italia. Il 75% di Beauty and Luxury appartiene a due soci, uno anonimo ed io, che rappresento questa realtà anche in veste di amministratore delegato. Il 25% è di Parfum Holding, che però è solo una partecipazione, senza alcun coinvolgimento nel management e nella gestione. Un aspetto molto importante, che conferma la nostra completa autonomia.

Qual è la sua strategia aziendale?

Noi abbiamo una visione a lungo termine, anche questo un aspetto determinante. Non apparteniamo a un fondo, ma siamo persone private che vogliono creare un’azienda di successo e puntiamo sulla qualità del lavoro. Il nostro focus è il brand building, che è molto legato alla mia storia professionale. Il marketing e il consumatore sono nel cuore di tutto ciò che facciamo. Ciò significa dare un servizio al top all’utente finale, ma anche ai clienti, che sono i primi consumatori che abbiamo. Poi vogliamo entrare in tutti i settori, collocandoci tra i primi dieci leader. Oggi siamo una delle aziende più importanti del mercato. Il fatturato dei marchi rappresentati è molto più consistente - pari quasi al doppio - di quello di tanti marchi conosciuti. Spesso non ci si rende conto che non siamo una piccola azienda, ma rappresentiamo già una potenza.

A due anni circa dalla sua costituzione, com’è strutturato il team interno?

Sono orgoglioso della qualità delle persone, non solo molto professionali ma anche appassionate al proprio lavoro. Una qualità veramente spiccata, che mi rende piacevole lavorare in questo Paese. Una sorta di mix di altissime competenze, creatività e flessibilità nello stesso momento, che rende unica l’Italia. Un cenno particolare merita poi Milano: ho lavorato in tutto il mondo, ma raramente ho trovato una qualità del lavoro analoga a quella del capoluogo lombardo. Attualmente noi vantiamo una struttura eccezionale, con reparti completi: key account, pr, trade e training department, e due divisioni marketing che gestiscono i nostri numerosi marchi indipendentemente, conferendo a ognuno di loro il massimo della qualità.

Dopo una lunga esperienza in La Prairie con un crescendo di ruoli, Beauty & Luxury ti vede ai suoi vertici come amministratore delegato. Cosa significa per te questo ruolo?

La realizzazione di un sogno. Ho sempre cercato nella mia vita di realizzare i miei sogni e ci sono riuscito: sono un imprenditore. Non pensavo che cambiasse molto la visione. Davo sempre il massimo, lavoravo sempre tantissimo. Ma è diverso, più stimolante: ti rende orgoglioso e più responsabile.

Ingresso della prestigiosa sede di Beauty and Luxury nel cuore di Milano.

Considerando la tua esperienza worldwide, quale contributo hai ritenuto fondamentale nella gestione di questa azienda?

Probabilmente il fatto che sono sempre stato dall’altro lato, per quasi tutta la mia vita. Mi occupavo di brand development, brand building, sviluppo del prodotto in 40 Paesi. So esattamente cosa significa per una marca dare fiducia a un’azienda, a un distributore. E non è facile, perché tu stai creando una realtà con i tuoi valori, hai bisogno di una partnership veramente trasparente e di alta professionalità, un collaboratore in grado di tradurre la tua strategia internazionale in ambito nazionale o locale. In genere, si pensa che quando hai una filiale, tutto ciò sia più facile. È vero il contrario: proprio per il fatto di essere un’altra realtà, con il rischio di non rinnovare un contratto, il distributore è impegnato a dare il massimo delle sue possibilità. Proprio perché sono sempre stato dall’altro lato so esattamente cosa significa, so ciò che davvero conta per una marca. Sono valori di cui mi sono appropriato. Non vorrei lavorare in modo diverso, non vorrei essere un distributore che prende qualsiasi marca, mette i prodotti in uno scaffale e semplicemente vende. No, non è quello che facciamo: riserviamo la massima attenzione a ogni step di sviluppo di ogni marchio del nostro portafoglio, fino al consumatore finale.

Quali sono gli obiettivi che Beauty and Luxury intende raggiungere a breve?

Entrare nei top 10, come ho già accennato prima. Attualmente siamo all’11° posto del mercato e, rispetto all’anno scorso, abbiamo già scalato una posizione, con una crescita del 33%. Ora vogliamo raddoppiare il fatturato nei prossimi tre anni e presto ci saranno delle novità che non posso anticipare. Un altro obiettivo aziendale è entrare nei segmenti del mercato dove non eravamo presenti: siamo principalmente nel mercato selettivo, ci mancava lo skincare, la profumeria di nicchia e il make up.

L’azienda vanta già un portfolio di brand prestigiosi con un posizionamento alto. Quali sono le loro singole peculiarità?

Ogni marca fortunatamente ha un forte point of view, per me fondamentale. Burberry, il nome più significativo che rappresentiamo, è irriverente, ha un posizionamento molto forte. Ma la svolta è avvenuta con il lancio di My Burberry: la maison ha comprato la licenza beauty due anni fa e ha creato ex novo una struttura con più di 200 persone, dando inizio a un viaggio veramente molto stimolante. Sono molto orgoglioso nel dire che, per loro e per tutto il mondo, noi di Beauty and Luxury siamo diventati un modello, che vanta davvero un enorme successo. E poi Montblanc: un brand stupendo, che punta sulla distribuzione e registra la crescita più rilevante del mercato, pari a +157% globale e a +138% in aprile. Accattivanti sia la sua campagna, che i materiali di sostegno per il punto vendita. Senza dimenticare, comunque, gli altri marchi del nostro portafoglio, famosi come La Perla e Grigio Perla, e in grado di rispecchiare le tendenze contemporanee.

Prevedi l’acquisizione di nuovi marchi nell’immediato futuro?

Sì, certo. Abbiamo creato una nuova divisione dedicata all’alta profumeria: si chiama B&L Alta Profumeria, con il relativo logo; in essa confluiscono figure specializzate, persone dedicate nel marketing e nel setting. Le nuove marche entreranno in questa divisione. E dalle prossime settimane, inizieremo a presentare marchi di skincare, make up e smalti.

Il mercato italiano del beauty è in sofferenza da anni e senza apparente accenno di ripresa. Qual è il tuo punto di vista?

Parlando del Pil o dell’economia italiana quest’anno ci sarà la svolta, dal mio punto di vista. Sono stati anni molto difficili, è innegabile che il mercato si sia ridotto… ma per varie aziende c’è la possibilità di acquisire quote di mercato.

Beauty and Luxury nel cuore di Milano

Le esigenze del consumatore italiano sono cambiate, ritieni che la vostra offerta sia in linea con queste mutate necessità?

Assolutamente sì. Possiamo creare un portafoglio molto equilibrato, con nuovi segmenti dell’alto lusso a prezzi più accessibili: skin care, make up, profumi per tutte le tasche.

Cosa pensi del sistema distributivo italiano rispetto ad altri Paesi dove hai operato?

Mi piace moltissimo la varietà che lo caratterizza, perché non ci sono solo 2 o 3 gruppi che dominano il mercato, ma vari players. Questo è strategicamente importante, mi piace il contatto personale. Lo trovo più affascinante e più soddisfacente.

Ritieni possibile una partnership con la distribuzione per l’interesse comune?

Certamente. Può essere fatta da persone e può nascere durante un pranzo o un business meeting. Ovviamente abbiamo tutti lo stesso interesse, tutti vogliono vendere e diventare ricchi. Spesso si dimentica che si possono raggiungere “insieme” questi obiettivi. Le contrapposizioni sono inutili, ciò che conta davvero è cosa vuole il customer. Non è una questione di prezzo. Il pubblico cerca la qualità dei prodotti, l’esperienza sensoriale e la novità.

Collaborate anche per l’inserimento di brand e gamme senza obblighi?

Sì. Non credo assolutamente che abbia senso imporre al punto vendita un assortimento minimo. Bisogna piuttosto creare il proprio business. Se tutte le aziende facessero così, le profumerie venderebbero in stock, e non il tuo prodotto. C’è bisogno di una partnership vera che non forzi la situazione.

Un messaggio alla distribuzione?

Noi siamo aperti a qualsiasi forma di attività per crescere e far tornare il consumatore in profumeria. Crediamo nella necessità di creare esperienze comuni, far crescere le idee insieme in un lavoro in team.