GRASSE - FRANCIA
La rosa del mito

di Laura Tonatto

La data non è mai la stessa, dipende dal clima, dalle piogge, dal sole e dal vento. E' come se la natura dicesse: “Sono io la sovrana e decido io quando devono sbocciare”. E loro, le rose, magicamente sbocciano tutti gli anni in un tripudio di petali colorati e profumatissimi. Le rose, fin dall’epoca preistorica, rappresentano la bellezza effimera e la purezza dei sentimenti. Il mito delle rose pervade ogni cultura, ogni paese, ogni popolo e ogni arte, grazie all’aspetto davvero più sorprendente di questo fiore: l’elegante maestosità del suo profumo.

Tutti gli anni, alla fine di aprile, telefono agli estrattori per sapere quando prevedono l’inizio della raccolta. Dopo una decina di giorni ci risentiamo e poco dopo arriva la chiamata: “Ci siamo, venga pure, iniziamo a raccogliere tra qualche giorno”. La prima volta che ho assistito alla raccolta della Rosa Centifolia di Grasse, in Provenza, l’unico luogo al mondo in cui si coltivavano questi fiori, è stata una decina di anni fa. Un vero e proprio rito d’iniziazione.

La mattina, di buonora, arrivo nei campi e trovo decine di donne con strani cappelli in testa che velocemente staccano le rose dalle piante e le ripongono in grandi sacchi di iuta. I filari in pochi minuti cambiano colore, da rosa intenso a verde scuro. Poi queste donne, che arrivano dalla Sicilia, dal Marocco, dalla Romania e dalla Spagna per i pochi giorni della raccolta, salgono sui furgoni e via di nuovo verso altri filari, altri petali, altri sacchi di iuta. Così per un paio d’ore e poi ci dirigiamo velocemente alla  Sotraflor, la società di proprietà della famiglia Mul che da cinque generazioni si occupa della produzione e dell’estrazione di questi fiori.

Arriviamo allo stabilimento dove mi accoglie Jean Francois Mul, il quale mi spiega come funziona il loro metodo di estrazione con solventi. E’ molto semplice: il solvente (etanolo, metanolo, esano, toluene, butano o diossido di carbonio) messo a contatto con i vegetali si impregna di particelle odorose. Questi solventi sono poi eliminati per evaporazione. Si ottiene così una materia cerosa: la concreta. Mescolata con alcol, scaldata e poi raffreddata, la concreta viene purificata dai composti vegetali e dalle cere che contiene. Una volta eliminato l’alcol per evaporazione, resta l’assoluta, la parte più preziosa di questa lavorazione.

A causa della scarsa resa, è necessaria una tonnellata di fiori per ottenere 1.5 kg di assoluta. L’eleganza della nota di questo fiore, insostituibile nella composizione del N°5, ha indotto la Maison Chanel  a siglare un contratto di esclusiva con la famiglia Mul: per 100 anni Sotraflor produrrà solo per la Maison francese la Rosa Centifolia di Grasse. Il profumo dell’assoluta appena estratta è sublime e ho un unico desiderio: tuffarmi in uno dei cilindri pieni di rose freschissime. Chiedo a Bernard se posso e Bernard me lo permette, facendomi uno dei regali più belli che io abbia mai ricevuto.

“Subito dopo essere raccolti, i fiori devono essere trattati” spiega Jacques Polge, dal 1979 creatore in esclusiva dei profumi Chanel e garante della qualità per la Maison. Il suo lavoro è molto importante, da lui dipende la scelta delle materie prime e a lui sono state affidate le sfide più grandi della casa. Nel 1921 Ernest Beaux crea per madame Gabrielle Chanel il N°5, il profumo più venduto al mondo. Il profumiere Henri Robert, successore di  Beaux, crea nel 1970 il N°19, l’ultimo profumo voluto da Coco Chanel e che il temutissimo critico di profumi del New York Times, Chandler Burr, ha definito “uno dei migliori profumi al mondo, pura eleganza allo stato liquido”.

Nel 1984 Jacques Polge crea Coco, il primo profumo  ad essere prodotto dopo la scomparsa di Coco Chanel  e, come mi ha confermato Mark Riches, l’amministratore  delegato dell’esclusivo duty free shop del Terminal 5 dell’aeroporto di Heathrow a Londra, il profumo più venduto. E poi il compito più difficile nel 2008: Polge crea Eau Première Chanel N°5. “Né completamente uguale, né completamente diverso”, un’autentica composizione, una reinterpretazione contemporanea della fragranza originale, ravvivata nello slancio dalla fusione di note esperidate, che si arrotondano nel ricordo in un delicato abbraccio di vaniglia. Un’autentica opera d’arte creata da un uomo che non usa profumi ma che ama la vaniglia e conosce le donne.